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Linea T2 tramvia Firenze: il trolley comanda lui
(Breve trattato di geometria urbana applicata)
Intro
Linea T2.
Fermata Guidoni.
Le porte si aprono.
Ci sono già i trolley che vengono dall’aeroporto. Entrano altri trolley a Guidoni.
Poi, se resta spazio, entrano le persone.
Sono i trolley che comandano.
Tu fai tre fermate.
Loro (i trolley!) si sono fatti Miami – Francoforte – Guidoni. Pensavano di arrivare a Firenze, la culla del Rinascimento, sono atterrati nel caos all’italiana. Sembra di essere tornati agli anni Ottanta. Un tuffo nel passato. Peccato che la tramvia è stata inaugurata una dozzina di anni fa.
Non è polemica.
È volumetria.
Trolleys rule – Il parallelepipedo regna
La T2 era nata per far respirare la città.
Pendolari. Flusso breve. Ritmo urbano.
Poi sono arrivati gli atterraggi. Linea T2 progettata per fare da sistema di commuting cittadino, che viene ibridata a navetta per l’aeroporto. Non ci voleva molto per capire che sarebbe divenuto un bagno di sangue (in senso metaforico, per fortuna!).
Il trolley non è un oggetto. È dotato di vita propria.
È un cubo con una personalità complessa. Non ha nemmeno i freni, per cui rulla dentro ai vagoni, specialmente se i rispettivi proprietari non lo tengono fermo perché si fanno il selfie con le dita a V, appena sbarcati sul suolo italico!
Il trolley staziona e vaga.
Colorato o metallizzato.
Si inclina.
Si espande.
Si insinua dappertutto.
Il corridoio diventa un esperimento di fisica tridimensionale.
Scavalcamenti.
Scavallamenti.
Equilibrismi civili.
Non è caos.
È incastro.
Fermata T2 Guidoni: il teatro della saturazione
Tre flussi: viaggiatori sbarcati in aeroporto, viaggiatori e commuter sbarcati all’hub dei bus e pendolari cittadini.
Una linea = un solo incubo.
I treni arrivano già pieni.
Non sempre. Ma spesso.
La capacità nominale resta quella.
La capacità reale cambia.
Un passeggero è una linea.
Un trolley è un volume.
La fisica non si negozia.
Non solo linea T2 della tramvia
La T2 la prendo quasi ogni giorno.
Ma non è un caso isolato.
Anche la T1 pare piuttosto… “pienotta”.
I convogli risalgono al 2013, se la memoria non mi tradisce.
Nel frattempo la città è cambiata.
Più turismo.
Più voli.
Più scambi.
Stessa capacità.
Non è sovraffollamento.
È sottodimensionamento.
Fatemi capire una cosa: tra 5 anni volete fare la stazione dell’alta velocità e la mega pista “di traverso” per gli aerei internazionali e la T2 la volete lasciare così?
Come diceva De Gregori? Viva l’Italia.
Micro-paragrafo tecno-nerd
La mobilità si misura sui picchi, non sulle medie. È come se io pensassi al traffico dei siti web, pensando al traffico che fanno alle 4 di notte.
Se la domanda cresce in finestre concentrate (atterraggi, arrivi bus, eventi), la capacità deve crescere in modo modulare.
Più vagoni.
Più frequenze nei picchi.
Convogli allungati.
È quello che si fa con qualsiasi rete di interconnessione.
Si scala.
Non si spera.
Upgrade. Subito.
Aumentare i vagoni è ormai una priorità assoluta.
Non è un vezzo da pendolare techno nerd irritato.
È progettazione coerente.
Un sistema si aggiorna.
Un’infrastruttura si potenzia.
Una rete si dimensiona di nuovo.
Comune di Firenze.
GEST.
Datevi una mossa.
Come al Palio di Siena.
Quando il canape cade, si parte.
Qui il canape è caduto da un pezzo.
E il trolley sta già galoppando.