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Le banconote euro stanno per cambiare faccia. Non domattina, quindi possiamo evitare di presentarci al bancomat alle sette con l’aria di chi aspetta il nuovo modello di uno smartphone, ma nei prossimi anni.
La Banca centrale europea ha presentato dieci proposte grafiche per la futura serie e ha aperto un sondaggio pubblico attraverso il quale tutti gli europei possono esprimere le proprie preferenze. C’è tempo fino al 21 settembre 2026.
Non si vota la singola banconota più carina, però. Occorre giudicare un’intera famiglia visiva, composta dai tagli da 5, 10, 20, 50, 100 e 200 euro. Colori, personaggi, composizione, orientamento e gerarchia grafica devono funzionare insieme. È un piccolo esercizio di design sistemico applicato all’oggetto che, almeno per qualche altro anno, continueremo a chiamare denaro.
Come chiarisce il comunicato ufficiale della BCE, il voto del pubblico sarà consultivo. Parallelamente verrà svolta un’altra indagine su un campione rappresentativo dei cittadini dell’area euro e la decisione finale terrà conto anche della valutazione tecnica e del giudizio della giuria del concorso. Il Consiglio direttivo dovrebbe scegliere il progetto definitivo verso la fine del 2026.
Io ho votato il set G.
Da un nerd come me, francamente, non ci si poteva aspettare altro.
Dai ponti immaginari a un’Europa riconoscibile
Le banconote che utilizziamo oggi rappresentano finestre, portali e ponti ispirati alle diverse epoche dell’architettura europea. Non sono edifici realmente esistenti: quando nacque l’euro, associare ciascun taglio a un monumento preciso avrebbe significato decidere quali Paesi rappresentare e quali lasciare fuori.
I ponti immaginari furono quindi una soluzione diplomatica molto europea. Rappresentare tutti senza rappresentare direttamente nessuno e, possibilmente, senza cominciare a litigare già alla cassa del supermercato.
Quella scelta apparteneva però all’Europa dei primi anni Duemila. Le prime banconote entrarono in circolazione nel 2002 e oggi esiste ormai una generazione adulta per la quale lire, franchi e marchi non sono ricordi quotidiani, ma reperti monetari raccontati dai genitori.
Jannik Sinner, per esempio, è nato nel 2001. Quando l’euro contante arrivò nei portafogli italiani aveva pochi mesi. Per lui una banconota da diecimila lire deve avere più o meno lo stesso spessore storico che aveva per noi una moneta del Regno d’Italia trovata in un cassetto.
Il nuovo progetto prova dunque a fare qualcosa di diverso: dare finalmente un volto riconoscibile all’Europa, senza ridurla a una collezione di architetture prudentemente inesistenti.
Cultura europea oppure fiumi e uccelli
Le dieci proposte sono divise fra due temi: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”.
Il primo mette sulle banconote alcune figure che hanno contribuito alla cultura del continente: Maria Callas sui 5 euro, Ludwig van Beethoven sui 10, Marie Skłodowska Curie sui 20, Miguel de Cervantes sui 50, Leonardo da Vinci sui 100 e Bertha von Suttner sui 200. Sul retro compaiono invece spazi culturali condivisi: spettacoli, scuole, biblioteche, musei e piazze.
Il secondo tema segue idealmente il percorso dell’acqua, dalla sorgente montana fino al mare. A ogni taglio corrispondono un ambiente naturale e una specie di uccello, mentre sul retro trovano posto le istituzioni europee.
Non ho niente contro gli uccellini, sia chiaro. Sono gradevoli, attraversano i confini senza esibire il passaporto e rappresentano bene un continente osservato come ecosistema. Tuttavia, se devo scegliere che cosa mettere sulle banconote europee, Leonardo, Beethoven e Callas possiedono un peso simbolico diverso.
Avrei trovato volentieri un posto anche per W.A. Mozart, naturalmente. Ma, se la BCE avesse chiesto a ogni europeo di aggiungere il proprio assente indispensabile, probabilmente il sondaggio sarebbe terminato nel 2047.
Perché ho votato il set G
Tra le cinque proposte dedicate alla cultura europea ho scelto il set G, realizzato da Rubio & del Amo e Cruz más Cruz.
È il progetto che rompe più nettamente con l’aspetto delle banconote attuali. L’impostazione è verticale, il volto del personaggio occupa il centro della composizione e ogni taglio utilizza un colore dominante immediatamente riconoscibile. Ruotando la banconota in orizzontale, la struttura rivela quattro blocchi verticali ispirati alle lettere che compongono la parola “EURO”.
La giuria indipendente del concorso lo ha definito un progetto innovativo, non convenzionale e moderno. Per una volta, la descrizione istituzionale coincide abbastanza bene con quello che si vede.
Il set G non prova a rendere più contemporaneo il vecchio linguaggio grafico delle banconote. Ne propone uno diverso. I personaggi restano leggibili, ma non sono trattati come ritratti commemorativi collocati ordinatamente accanto alla cifra. Lo sguardo diventa il centro della banconota e tutto il resto viene costruito intorno.
La verticalità è l’elemento che mi ha convinto definitivamente. Siamo abituati a immaginare la banconota in orizzontale perché è sempre stata fatta così, non perché esista una legge naturale che imponga a Beethoven di coricarsi nel portafoglio.
Nel frattempo, gran parte della nostra esperienza visiva è diventata verticale: telefoni, schermate, carte di pagamento, documenti digitali e interfacce.
Non significa che anche il denaro debba assomigliare a una Story di Instagram. Significa soltanto che un oggetto quotidiano può cambiare orientamento senza perdere la propria funzione.
Il set G, fra tutti, sembra davvero appartenere ai prossimi decenni. Gli altri possono essere eleganti, raffinati o rassicuranti. Questo ha avuto almeno il coraggio di presentarsi alla selezione con un’idea riconoscibile.
Da un nerd come me, francamente, non ci si poteva aspettare altro.
Un voto consultivo, non un referendum monetario
Il sondaggio non stabilirà automaticamente il vincitore. I risultati saranno affiancati a quelli dell’indagine condotta sul campione rappresentativo e alle valutazioni della giuria e dei tecnici.
Dopo la scelta del Consiglio direttivo, il progetto dovrà essere ulteriormente sviluppato e sottoposto a test di fattibilità prima della produzione. Le nuove banconote arriveranno quindi soltanto negli anni successivi. Quelle già in circolazione conserveranno il proprio valore e continueranno a essere utilizzabili.
Il redesign non riguarda soltanto l’estetica. La nuova serie dovrà integrare caratteristiche di sicurezza più avanzate, risultare più facilmente riconoscibile anche dalle persone ipovedenti e ridurre l’impatto ambientale attraverso materiali, produzione e durata migliorati.
Insomma, possiamo votare con leggerezza, ma la BCE dovrà poi verificare che la banconota scelta funzioni davvero. Anche perché scoprire dopo la stampa che il nuovo 50 euro è bellissimo, ma viene interpretato dai distributori automatici come un buono sconto, non sarebbe un risultato memorabile.
Chiosa: banconote nuove per un denaro sempre meno visibile
C’è infine un piccolo paradosso. Stiamo discutendo con attenzione del nuovo volto delle banconote proprio mentre le utilizziamo meno.
Paghiamo con carte, telefoni e orologi. Il denaro passa da un conto all’altro senza assumere una forma visibile e spesso senza produrre nemmeno quel breve dolore fisico che si avvertiva consegnando una banconota da cento euro. 😄
Il contante conserva però funzioni che non sono decorative: accessibilità, riservatezza, immediatezza e libertà di pagamento. Non è soltanto un residuo analogico da accompagnare educatamente verso l’uscita.
Nel frattempo procede il progetto dell’euro digitale, che è il nome corretto e anche leggermente meno fantascientifico di “euro virtuale”. Secondo la pagina ufficiale della BCE dedicata al progetto, l’obiettivo è essere pronti per una sua possibile prima emissione nel 2029, a condizione che il necessario quadro legislativo europeo venga approvato nel 2026.
L’euro digitale dovrebbe affiancare il contante e gli strumenti di pagamento privati, non sostituirli. Sarebbe denaro elettronico emesso dalla banca centrale, utilizzabile anche attraverso telefono o carta e, nei piani attuali, disponibile per pagamenti online e offline.
Nel frattempo, scegliamo il volto delle prossime banconote. Le useremo forse meno di quelle precedenti, ma continueranno a essere la forma più concreta dell’euro: quella che passa di mano, si piega nel portafoglio e qualche volta riemerge, quasi archeologica, dalla tasca di una giacca.
Io, almeno, spero che quando accadrà sia disposta in verticale.
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