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Quando la storia si nasconde tra le colline
Ci sono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, dove il silenzio delle colline nasconde echi di antiche battaglie. I Piani Palentini, nella Marsica, sono uno di questi: qui, il 23 agosto 1268, si consumò uno degli scontri più drammatici del Medioevo italiano, la battaglia erroneamente chiamata “di Tagliacozzo” ma che, come vedremo, sarebbe più corretto definire “di Albe“.
Questi dolci pendii hanno fatto da scenario all’ultimo, disperato tentativo del giovane Corradino di Svevia di riconquistare il Regno di Sicilia, strappato alla sua famiglia da Carlo d’Angiò. Questi campi conservano ancora le tracce di quella storia, per chi sa dove cercare e ha la sensibilità per ascoltare.
L’ultimo erede diretto degli Hohenstaufen
La storia inizia lontano, nel 1266, quando Manfredi di Svevia, figlio illegittimo del grande imperatore Federico II, viene sconfitto e ucciso nella battaglia di Benevento da Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX. Il Regno di Sicilia passa così nelle mani degli Angioini, che spostano la capitale da Palermo a Napoli e cambiano nome al regno che diventerà da allora il Regno di Napoli.
Ma c’è ancora un erede legittimo: il giovanissimo Corradino, nato il 25 marzo 1252, nipote di Federico II e ultimo rappresentante della dinastia sveva. Nel 1268, appena sedicenne, decide, stimolato dal consesso dei principi tedeschi, di scendere in Italia per riprendersi il trono che considera suo di diritto.
Dopo aver costituito ad Augusta un esercito di circa 5.000 uomini, Corradino attraversa il Brennero e il 24 luglio arriva a Roma, accolto da Enrico di Castiglia, cugino ma nemico di Carlo d’Angiò. Da qui, il 18 agosto, parte alla volta dell’Abruzzo seguendo la Via Tiburtina-Valeria.
Gli spostamenti degli eserciti: una danza mortale
Arrivato a Carsoli la sera del 19 agosto, Corradino compie una scelta strategica fondamentale: invece di proseguire lungo la Tiburtina-Valeria verso Tagliacozzo, devia a sinistra e, percorrendo la Valle del fiume Turano, raggiunge Castel di Tora. Da qui valica le montagne nella zona di Varco Sabino, nel Cicolano, per discendere nella Valle del fiume Salto.
Questa deviazione, probabilmente dettata dal timore di incontrare l’esercito francese in condizioni di svantaggio tattico durante la salita al passo di Monte Bove, lo porta infine ai Piani Palentini la sera del 22 agosto. Qui pone l’accampamento alle falde del Monte Carce, a pochi chilometri da quello di Carlo d’Angiò, che si trova più in alto, tra gli attuali abitati di Forme e Albe.
La notte prima della battaglia, Corradino soggiorna nel magnifico Palazzo di Corradino a Scurcola Marsicana, un edificio che ancora oggi conserva il fascino e la solennità di quei momenti storici. Questa dimora, ora proprietà privata di lusso e parte del circuito dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, viene occasionalmente aperta al pubblico, offrendo ai visitatori la possibilità di respirare l’atmosfera dell’ultima notte di pace del giovane sovrano.
Nel frattempo, Carlo d’Angiò non è stato a guardare. Arrivato dalla Puglia nella zona dell’attuale Cappelle dei Marsi il 4 agosto, ha avuto tutto il tempo di studiare il terreno e scegliere la posizione migliore per lo scontro. La sera del 20 agosto si reca a L’Aquila per assicurarsi che la città non lo attacchi alle spalle e sia di fede guelfa, cosa che si rivela essere a posto, per poi tornare ai Piani Palentini il 22 agosto.
Lo stratagemma che cambia la storia d’Europa
La mattina del 23 agosto 1268, i due eserciti si scontrano vicino a un “ponte di legno” sul torrente Riale (oggi non più esistente, perché prosciugato, e non sul fiume Salto, come erroneamente ritenuto per secoli). La scoperta del fiume è riportata in fondo all’articolo con la fonte storica del prof. Hende e le sue ricerche del 1968. L’esercito svevo è numericamente superiore, ma le sorti della battaglia vengono decise da un abile stratagemma ideato dall’anziano cavaliere Aléard de Valéry (chiamato da Dante, nella Divina Commedia, “il vecchio Alardo”), consigliere militare di Carlo d’Angiò.
Il piano è semplice, ma a suo modo geniale: far vestire un cavaliere fidato, Henri de Cousances, con l’armatura e le insegne di Carlo, e tenere nascosta una parte consistente della cavalleria francese per farla intervenire al momento opportuno.
Nella prima fase della battaglia, l’esercito svevo ha la meglio sui francesi, uccidendo il sosia di Carlo e credendo di aver vinto lo scontro. I 300 cavalieri guidati da Enrico di Castiglia si abbandonano al saccheggio dell’accampamento nemico. È in questo momento che gli 800 cavalieri francesi tenuti in riserva, probabilmente nascosti nella zona dell’attuale Alba Fucens, attaccano i cavalieri svevi ormai dispersi e non più in formazione.
Corradino riesce a fuggire e si ritira a Roma, ma non viene ben accolto. Parte quindi per Torre Astura per imbarcarsi verso Pisa, ma viene tradito per aver detto chi è e le sue intenzioni a un barcaiolo che lo trasporta da una riva all’altra del fiume Arno, Giovanni Frangipane, che lo consegna a Carlo d’Angiò. Il 29 novembre 1268, nella piazza del Mercato di Napoli, il giovane erede svevo viene decapitato, segnando la fine della dinastia degli Hohenstaufen in Italia.
Sui passi di Corradino di Svevia: un viaggio nel tempo
Oggi, percorrere i luoghi di questa battaglia significa compiere un viaggio nel tempo, alla scoperta di paesaggi ancora miracolosamente intatti. Il fascino di questi itinerari sta proprio nella loro autenticità, nel fatto che non siano stati “musealizzati” o eccessivamente modificati per il turismo di massa.
Il sentiero di Corradino e il Monte San Nicola
Un itinerario particolarmente suggestivo parte da Scurcola Marsicana e segue il percorso che Corradino, insieme ai maggiorenti e collaboratori del suo esercito svevo compì la mattina della battaglia, per sorvegliarne l’andamento. Salendo sul Monte San Nicola (1.105 m), si può godere di una vista panoramica sui Piani Palentini e immaginare lo schieramento degli eserciti.
Il sentiero è ben tracciato e richiede circa un’ora di cammino, partendo dalla Rocca degli Orsini (attualmente in restauro) a Scurcola Marsicana. Non lontano dal sentiero, a circa 1 km sulla sinistra, guardando dall’alto del sentiero verso la Rocca Orsini, si incontrano i resti dell’Abbazia di Santa Maria della Vittoria, proprio sulla curva della ben visibile SP5, abbazia fatta costruire da Carlo d’Angiò tra il 1274 e il 1282 come ringraziamento per la vittoria, e affidata ai Certosini.
Il Colle San Pietro e Alba Fucens
Un altro punto di osservazione privilegiato è il Colle San Pietro, dove sorge l’omonima chiesa costruita sui resti del tempio di Apollo di Alba Fucens. Da qui, Carlo d’Angiò seguì le fasi della battaglia, e da qui partì la carica decisiva della cavalleria francese tenuta in riserva.
Visitare Alba Fucens, antica colonia romana fondata nel 303 a.C., aggiunge un ulteriore strato di storia a questo viaggio. Le sue mura megalitiche, il teatro e il foro sono testimonianze di un passato ancora più remoto rispetto agli eventi del 1268.
La poesia della storia
Dante Alighieri, nei versi 17-18 del canto XXVIII dell’Inferno, immortala questa battaglia con le parole:
“e là da Tagliacozzo
dove senz’armi vinse il vecchio Alardo.”
Il sommo poeta, pur essendo di parte guelfa, non nasconde il suo giudizio negativo sullo stratagemma utilizzato dai francesi, considerandolo poco “cavalleresco” e ai limiti del disonore.
Camminare oggi sui sentieri di Corradino significa anche riflettere su queste parole, su come la storia venga scritta dai vincitori ma la poesia possa restituire dignità ai vinti.
Un tesoro da scoprire
La bellezza di questi luoghi sta anche nella loro relativa “invisibilità” ai grandi flussi turistici. Il silenzio che avvolge i Piani Palentini permette di ascoltare meglio gli echi della storia, senza le distrazioni del turismo di massa.
Per chi desidera visitare questi luoghi, il consiglio è di partire la mattina presto, munirsi di scarpe comode, acqua e una buona mappa (o GPS), e lasciarsi guidare dai sentieri che attraversano questi campi di battaglia.
Non dimenticate di verificare in anticipo le aperture del Palazzo di Corradino a Scurcola Marsicana: le rare occasioni in cui questa dimora storica apre le sue porte al pubblico sono momenti preziosi per gli appassionati di storia medievale.
La battaglia di Tagliacozzo – o meglio, dei Piani Palentini – attende ancora di essere riscoperta da chi ama la storia non solo sui libri, ma anche attraverso i passi lenti di un’escursione nei luoghi dove essa si è svolta. E forse, nel silenzio di queste colline, si può ancora sentire l’eco lontano di quel drammatico 23 agosto 1268.
Bibliografia:
- Pierluigi Magistri, La battaglia di Tagliacozzo. Armi, territori e politica nello scontro Guelfo-Ghibellino, Universitalia, Roma 2021
- Peter Hende, Relazione sul luogo della battaglia, Convegno di Tagliacozzo, 1968
- Sito web: Camminare nella Storia – La battaglia dei Piani Palentini
- Sito web: Il sentiero di Corradino e il Monte San Nicola
- Sito web: Il Colle San Pietro