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Una confezione da 97 centesimi, una pasta sorprendentemente buona e una scritta sul retro che porta da Coop a Flumeri. Poi, come spesso succede, la parte interessante comincia proprio dove finisce il marchio.
Non avevo nessuna intenzione di scrivere un articolo sulla pasta.
Avevo semplicemente comprato da Unicoop Firenze una confezione da 500 grammi di spaghetti integrali Coop, pagandola 0,97 euro. Una di quelle spese che finiscono nel carrello senza particolare solennità: pasta integrale, marchio Coop, prezzo molto basso. Fine.
Poi l’ho cotta.
Ed è successa una cosa abbastanza banale da raccontare, ma sufficiente a farmi drizzare le antenne: era molto buona. Soprattutto aveva una tenuta in cottura che non mi aspettavo affatto da una pasta comprata a meno di un euro per mezzo chilo.
Normalmente, quando compro pasta integrale, vado soprattutto su Rummo Integrale o De Cecco Integrale. Il confronto che segue non ha alcuna pretesa da test di laboratorio: è semplicemente il mio palato, nella mia cucina, con le paste che mangio abitualmente.
Ebbene, questa Coop mi è sembrata leggermente superiore alla De Cecco e sostanzialmente sul livello della Rummo.
A quel punto ho fatto una cosa che faccio quasi sempre.
Ho girato la confezione.
Il front-end dice Coop. Il back-end dice qualcosa di più
Le etichette alimentari mi piacciono per la stessa ragione per cui mi piacciono i log, gli header HTTP e la documentazione tecnica: spesso la parte interessante non è quella progettata per essere guardata per prima.
Sul fronte c’è il marchio.
Sul retro comincia l’architettura.
Nel caso degli spaghetti integrali Coop, le informazioni ufficiali disponibili oggi sono piuttosto precise. La scheda Coop indica una pasta di semola integrale di grano duro, ottenuta da grano duro 100% italiano, con trafilatura al bronzo. Per 100 grammi dichiara 14 grammi di proteine e 9 grammi di fibre.
La stessa scheda commerciale Coop specifica inoltre:
- paese di coltivazione del grano: Italia;
- paese di molitura: Italia;
- produzione per Coop Italia da parte di De Matteis Agroalimentare S.p.A., nello stabilimento di Flumeri, in provincia di Avellino.
Quindi la scritta che avevo trovato sulla mia confezione non era un dettaglio casuale.
Dietro quella pasta da 97 centesimi c’è uno dei produttori italiani più strutturati del settore.
Ed è qui che la faccenda diventa più interessante.
De Matteis, il molino e Pasta Armando
De Matteis Agroalimentare produce pasta a proprio marchio e per conto della grande distribuzione.
Sul proprio sito distingue chiaramente le due attività: da una parte i marchi aziendali, tra cui Pasta Armando, Baronia e Donna Vera; dall’altra la produzione private label, settore nel quale dichiara di collaborare da oltre vent’anni con grandi gruppi della distribuzione internazionale.
Pasta Armando, quindi, non è semplicemente un nome commerciale che compare accidentalmente nello stesso stabilimento: è uno dei marchi propri di De Matteis. Anche il sito Armando riporta direttamente come azienda De Matteis Agroalimentare S.p.A., Molino e Pastificio, Valle Ufita, Flumeri.
C’è poi un elemento industriale che mi ha incuriosito parecchio.
Lo stabilimento di Flumeri dispone di molino e pastificio integrati. Secondo quanto dichiara Pasta Armando, il molino è direttamente collegato al pastificio e la semola viene trasferita dall’impianto di molitura alla produzione della pasta senza uscire dallo stabilimento.
È una configurazione industriale interessante perché permette a De Matteis di presidiare una parte molto ampia del processo.
Ma qui arriva una distinzione importante.
Sapere che lo stabilimento dispone di un molino integrato non significa poter affermare che la semola utilizzata per quella specifica confezione Coop sia stata necessariamente macinata proprio lì.
L’etichetta Coop ci dice che il grano è coltivato in Italia e che la molitura avviene in Italia. Non ci dice quale molino abbia lavorato quella partita.
Può sembrare una pignoleria.
In realtà è il cuore della storia.
No, non possiamo dire che sia Pasta Armando rimarchiata
La tentazione sarebbe fortissima.
Stesso produttore.
Stesso stabilimento.
Pasta integrale.
Grano italiano.
Trafilatura al bronzo.
E quindi?
E quindi niente.
O meglio: possiamo dire precisamente quello che sappiamo.
Possiamo dire che la pasta integrale Coop è prodotta per Coop da De Matteis Agroalimentare a Flumeri. Possiamo dire che De Matteis produce anche Pasta Armando. Possiamo osservare che lo stabilimento possiede una struttura integrata di molitura e pastificazione.
Ma dalle fonti primarie disponibili non emerge alcuna prova che gli spaghetti integrali Coop appartengano alla Filiera Armando o che siano semplicemente Pasta Armando confezionata con un marchio diverso.
Anzi, basta confrontare le informazioni pubblicate dai due marchi per vedere che i prodotti non sono neppure descritti allo stesso modo.
Gli spaghetti integrali Coop dichiarano 14 g di proteine e 9 g di fibre per 100 g. Lo Spaghetto Integrale Bio Armando dichiara invece 12 g di proteine e 7,5 g di fibre, utilizza semola integrale di grano duro biologico italiano ed è anch’esso trafilato al bronzo.
Sono caratteristiche differenti.
Non dimostrano che ogni elemento della produzione sia diverso, naturalmente. Dimostrano però qualcosa di più utile: non abbiamo alcuna base per trattare i due prodotti come equivalenti.
Stesso produttore non significa stessa pasta.
Come stesso server non significa stesso software.
La nerdaggine, ogni tanto, serve anche davanti a una pentola d’acqua.
La Filiera Armando è un’altra cosa
Anche qui conviene distinguere il nome dell’azienda dalla filiera del suo marchio.
De Matteis descrive Filiera Armando come un progetto avviato nel 2010 attraverso accordi diretti con aziende agricole del Centro-Sud, basati su un disciplinare di coltivazione, assistenza agronomica, parametri qualitativi e un sistema di remunerazione del grano. Il Bilancio Sociale 2024 parla di una rete di centinaia di agricoltori e, in una sezione dedicata, di oltre ottocento aziende agricole distribuite in otto regioni.
Lo stesso documento collega esplicitamente Pasta Armando al grano 100% italiano della propria filiera.
Per la pasta Coop, invece, la documentazione che ho trovato dice 100% grano duro italiano.
Non dice Filiera Armando.
È una differenza di quattro parole, ma sostanziale.
Se domani Coop o De Matteis pubblicassero un documento che collega esplicitamente quella referenza alla filiera, potremmo aggiungere l’informazione.
Oggi no.
E sapere dove fermarsi non rende la ricerca meno interessante. La rende semplicemente più affidabile.
Quello che resta nel piatto
Tolto tutto questo, resta comunque il dato da cui ero partito.
A me questa pasta è piaciuta molto.
Non perché la produce De Matteis. L’ho scoperto dopo.
Non perché utilizza grano italiano. Anche quello l’ho letto dopo.
Mi è piaciuta prima di tutto perché, cucinandola, mi è sembrata avere un gusto convincente e soprattutto un’eccellente tenuta in cottura.
Poi ho cominciato a verificare il resto.
Ed è questo ordine che trovo interessante.
Prima l’esperienza.
Poi l’etichetta.
Poi le fonti.
Poi eventualmente il giudizio.
Insomma, roba da nerd.
Il contrario sarebbe molto più pericoloso: conoscere il nome del produttore e convincersi retroattivamente che il prodotto debba essere buono.
Novantasette centesimi e la tentazione del prezzo come scorciatoia
C’è infine il prezzo.
La confezione Coop che ho acquistato costava 0,97 euro per 500 grammi, quindi 1,94 euro al chilo.
Nel mio normale contesto di acquisto pago invece circa 1,39 euro una confezione da 500 grammi di Rummo Integrale, cioè 2,78 euro al chilo.
La differenza è di 42 centesimi sulla confezione: la Rummo costa, nel mio caso, circa il 43% in più rispetto alla Coop.
Questo non dimostra che la Coop sia migliore.
Il prezzo basso non è una proprietà organolettica.
Ma quando metto insieme grano duro italiano dichiarato, trafilatura al bronzo, 14% di proteine, 9% di fibre, un produttore industriale importante, la mia esperienza positiva di gusto e tenuta e infine un prezzo inferiore a un euro per mezzo chilo, il rapporto qualità/prezzo diventa difficile da ignorare.
Non è una classifica tra marchi.
È semplicemente un prodotto che, nel mio caso, ha fatto molto meglio di quanto il prezzo mi avesse fatto prevedere.
E forse anche questo dice qualcosa su quanto siamo ancora condizionati dal fronte della confezione.
Chiosa: il pacco va sempre girato
Continuo a leggere le etichette per questo.
Non soltanto per sapere quante proteine ci sono in cento grammi o da quale paese arriva il grano.
Le leggo perché il retro degli oggetti racconta spesso una storia più complessa del fronte.
Un marchio è un’informazione.
Un produttore è un’altra.
Uno stabilimento, una materia prima, una filiera, una specifica tecnica sono altre informazioni ancora.
Poi bisogna capire come stanno insieme.
E soprattutto come non stanno insieme.
La parte veramente interessante della mia confezione di spaghetti Coop non è stata scoprire una qualche identità segreta con Pasta Armando. Quella, allo stato delle fonti disponibili, non possiamo sostenerla.
È stato scoprire che dietro un prodotto apparentemente ordinario c’era abbastanza informazione da farmi “perdere” mezz’ora a controllare siti, filiere, molino e valori nutrizionali. Ovviamente con ChatGPT e Google Gemini. 😊
Tutto perché avevo girato un pacco di pasta.
Qualche volta il front-end basta.
Qualche volta conviene guardare dietro.
Oggetti quotidiani, storie meno quotidiane
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