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Ci sono cose che non scrivi per pubblicarle.
Le scrivi per non dimenticarle.
Qualche anno fa ho messo insieme undici punti su un foglio.
Non un manifesto, non un articolo, non un piano di vita.
Solo una lista breve di cose che avevo capito – o almeno intravisto – attraversando momenti in cui sarebbe stato molto più facile buttarsi giù, oppure lasciarsi andare.
Stampai quel foglio e lo attaccai all’anta dell’armadio.
Un posto molto concreto.
Non è un simbolo, non è un rituale.
È solo il punto in cui lo vedo quando mi preparo la mattina o quando torno a casa stanco.
Negli anni ho scoperto che non serve leggerlo spesso.
Ma nei momenti giusti, sapere che è lì basta.
Lo chiamo scherzosamente “decalogo della resilienza”.
Anche se in realtà i punti sono undici.
Perché nella vita, come si sa, c’è sempre un bonus inatteso.
Ecco il testo del decalogo in bullet
Decalogo della resilienza
- Frequentare persone negative massacra la mente.
Evita chi si lamenta, chi si piange addosso, chi dà la colpa agli altri di quanto gli succede.- Crea connessioni, cerca aiuto e idee intorno a te.
Circondati di persone positive. In un gruppo di lavoro in cui non hai potere decisionale sulle persone che vi partecipano, tieniti vicini i guastafeste (e ogni tanto bacchettali!), altrimenti riusciranno (essendone consapevoli o meno) a rovinare tutto il gruppo.- Evita di vedere le crisi come problemi insormontabili.
Sono solo un’altra cosa da affrontare. Stai sul pezzo.- Accetta il cambiamento come parte della vita.
Niente è immutabile. Accettare vuol dire prenderne atto, non rassegnarsi.- Avanza verso gli obiettivi.
Anche un piccolo passo fa miracoli sul tuo umore ed è una conferma di fattibilità.
I cinesi dicono:
“Non importa se vai avanti piano, l’importante è che non stai fermo.”
La scomposizione degli obiettivi è fondamentale, perché serve ad aumentare il senso di controllo.- Fai azioni decisive verso la risoluzione dei problemi.
Non girarci attorno.- Cerca opportunità di scoperta e sviluppo di te stesso.
Hai risorse e talenti che sicuramente non stai usando.- Nutri una visione positiva di te stesso.
Parlati bene. Fai “analisi interna”, “quality check”, autoanalisi.
Controlla anche ciò che pensano gli altri di te e, se pensano male, mandali tranquillamente affanculo.
Metaforicamente o in stereofonia, a te la scelta.- Quando hai un problema guardalo da altre prospettive.
Sempre. Se hai litigato con qualcuno, mettiti nella posizione dell’altro. Prova differenti approcci.- Mantieni la speranza e l’ottimismo. Sempre!
Focalizzati su ciò che ti è rimasto e non su quello che non c’è più.- Prenditi cura di te stesso, sia nel fisico che nella mente.
Non è motivazione, è manutenzione
La parola “resilienza” è stata usata così tanto che rischia di diventare retorica.
Ma quella che intendo io è molto più semplice.
Non è l’idea di diventare invincibili.
Non è il mito della forza interiore.
È qualcosa di più umile: manutenzione della mente.
Come quando controlli la pressione delle gomme della macchina o cambi l’olio alla moto.
Non perché sia successo qualcosa di grave, ma perché sai che prima o poi succederà.
E quando succede, è meglio non arrivarci impreparati.
Alcune cose è meglio ricordarle prima
Col tempo ho capito che molte difficoltà non arrivano da eventi straordinari.
Arrivano da cose molto più banali:
- persone che diffondono negatività
- problemi che sembrano più grandi di quanto siano
- la sensazione di non avere controllo
- la tentazione di fermarsi
Per questo il primo punto del mio decalogo è brutale:
frequentare persone negative massacra la mente.
Non è cattiveria.
È semplice igiene mentale.
Allo stesso modo ho imparato che anche un passo minuscolo cambia tutto.
Quando ti muovi – anche lentamente – succede qualcosa di curioso:
la mente ricomincia a credere che le cose siano possibili.
È il motivo per cui uno dei punti dice:
Non importa se vai avanti piano.
L’importante è che non stai fermo.
Non è una frase filosofica.
È una frase operativa.
Cambiare prospettiva è un esercizio
Un altro punto che considero fondamentale è questo:
guardare i problemi da altre prospettive.
Sembra una banalità, ma quasi nessuno lo fa davvero.
Quando litighiamo con qualcuno, la nostra mente costruisce una storia molto semplice:
noi abbiamo ragione, l’altro torto.
Ma non è così. Mettersi davvero nella posizione dell’altro è uno degli esercizi mentali più difficili che esistano.
Eppure è spesso quello che disinnesca le situazioni più tossiche.
Il punto più difficile
Tra tutti gli undici punti, quello più complicato non è quello sulla speranza.
È questo:
nutrire una visione positiva di sé stessi.
Non significa autocelebrarsi.
Significa evitare l’errore opposto:
diventare il proprio peggior critico.
Chi ha una struttura mentale come la mia, INFP-T, per usare la classificazione psicologica più diffusa, deve stare particolarmente attento a questo punto.
L’inclinazione all’analisi interiore è una grande risorsa, ma può facilmente scivolare in quella che potremmo chiamare autoipercritica.
E l’autoipercritica, se non la tieni sotto controllo, è una macchina molto efficiente: riesce a smontare anche le cose che stanno funzionando.
Per questo ogni tanto serve fare una piccola “analisi interna”, un quality check personale.
La mente è molto brava a costruire accuse.
Molto meno a costruire equilibrio.
Per questo ogni tanto serve fare una piccola “analisi interna”, un quality check personale.
E se qualcuno ha deciso di pensar male di noi a prescindere…
be’, ogni tanto conviene anche imparare a lasciarlo andare.
Il punto bonus
Come dicevo, i punti sono undici.
Il decimo parla di speranza e ottimismo.
Il classico finale da decalogo.
Ma poi ho sentito il bisogno di aggiungerne un altro.
Un punto bonus.
Forse il più semplice e il più importante:
Prenditi cura di te stesso.
Nel fisico e nella mente.
Perché alla fine, se crollano quelli, tutto il resto perde importanza.
Un foglio sull’armadio
Quel foglio è ancora lì.
Non lo aggiorno da anni.
Ogni tanto penso che potrei riscriverlo meglio, renderlo più elegante, magari trasformarlo in qualcosa di più “presentabile”.
Poi ci ripenso.
Va bene così.
È un foglio nato per ricordarmi qualcosa, non per fare bella figura.
E forse è proprio per questo che, ogni tanto, mi aiuta davvero.
Se anche uno solo di quei punti può servire a qualcuno che legge queste righe, allora valeva la pena condividerlo.
Il resto, come sempre, lo farà la vita.
Scarica qui il Decalogo della resilienza
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