Ricominciare a scrivere, senza clamore, in un blog

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Quando questo blog è nato, il mondo faceva rumore

Tornare a scrivere significa anche questo: avere un motivo in più per buttare giù appunti, quando arrivano le idee. A volte sul serio, a volte di traverso. Nel mio caso, spesso su un quaderno, con una penna stilografica Pelikano del 1974, che continua, ostinatamente, a fare il suo lavoro. Scrivere qui è anche un modo per dare una destinazione a quelle note sparse, prese senza ordine, quando serve fermare un pensiero prima che scappi.

fabri.news nasce all’inizio del 2022.
Non perché fosse il momento giusto, ma perché era un momento impossibile da ignorare. In quei giorni la guerra tornava in Europa, l’Ucraina entrava nelle nostre conversazioni quotidiane e il rumore di fondo del mondo diventava assordante. Aprire un blog, allora, non era un gesto di commento, né di analisi. Era un modo per tenere fermo un punto.

Scrivere non serviva a spiegare cosa stava succedendo. Serviva a non perdersi, a lasciare una traccia minima, personale (per chi non lo sapesse, sono laureato in lingua russa, ho studiato a Mosca all’Università Lomonosov), mentre tutto accelerava. Non c’era un progetto editoriale, solo l’idea che mettere parole in fila, prima su carta, poi qui, fosse ancora possibile.

Amo la Russia, ma odio le dittature. Penso che non ci sia bisogno di dire altro.

La pausa non spiegata

Poi c’è stata la pausa.
Tre anni, più o meno. Senza post, senza aggiornamenti, senza comunicati di “torniamo presto”. Non c’è una storia interessante dietro e forse è proprio questo il punto. A volte si smette e basta. Non per scelta strategica, non per stanchezza epica. Si smette, perché le cose hanno bisogno di sedimentare.

Nel frattempo, il mondo non si è fermato, ovviamente e nemmeno io. Ma quel silenzio non è stato un fallimento. È stato uno spazio vuoto lasciato lì, senza l’ansia di riempirlo a tutti i costi. Scrivere meno, o non scrivere affatto, a volte è solo un altro modo di ascoltare.

Il ritorno nel 2025, senza rilanci

Nel 2025 ho ricominciato a scrivere.
Senza dirlo a nessuno. Senza post di annuncio, senza “riparte il blog”, senza spiegazioni preventive. Ho semplicemente riaperto un file, come si fa con un quaderno lasciato a metà, quando ti accorgi che alcune pagine non erano state chiuse, ma solo sospese.

Non c’è stato un cambio di tono, né un nuovo corso da dichiarare. Nessuna strategia di rilancio, nessun bisogno di raccontare il ritorno prima ancora di praticarlo. Scrivere è tornato a essere un gesto concreto, quotidiano, più vicino a un’abitudine che a un progetto.

fabri.news è ripartito così: piano, senza chiedere attenzione. Scrivere qui non è mai stato un atto di presenza, ma una forma di resistenza tranquilla. Una cosa che fai quando senti il bisogno di rimettere ordine, non quando vuoi essere visto.

“Sei pazzo”: una risposta che vale più di un editoriale

A un certo punto, raccontando questa ripartenza in una chat Telegram, ho scritto a Riccardo Scandellari che stavo rimettendo mano al blog. Niente discorsi lunghi, solo una constatazione buttata lì, come si fa tra persone che si conoscono da tempo. La risposta è arrivata quasi subito, secca, ironica, perfetta: “Sei pazzo”.

Aveva ragione. Scrivere su un blog nel 2025, mentre tutto spinge verso l’automazione, la sintesi forzata e l’efficienza a ogni costo, è una piccola follia. Ma è una follia buona, di quelle che non chiedono giustificazioni. Non serve difenderla, né spiegarla troppo.

Quella risposta, detta senza enfasi e senza paternalismi, valeva più di molti editoriali sullo stato del web. Perché dentro c’era tutto: la consapevolezza che scrivere oggi non è necessario, non è richiesto, non è premiato subito, ma può essere ancora necessario per chi scrive.

I risultati arrivano di lato, o, come si dice in Toscana, “di sguincio”

Senza essere cercati, alcuni risultati, e non da poco, sono arrivati.
Verso ottobre 2025 fabri.news ha iniziato a comparire nelle AI Overviews, nelle risposte di ChatGPT, in contesti dove, di solito, finiscono progetti molto più strutturati, con team numerosi e processi complessi. Inoltre, questo piccolo sito ha ottime prestazioni sui Core Web Vitals (vedi screen sotto), un aspetto che considero tutt’altro che secondario.

Pagespeed insights fabri news 6 gennaio 2026

Non è un vanto, né un trofeo da esibire. È una constatazione utile. Lo dico spesso ai clienti, mostrando proprio questo blog, quando voglio spiegare cosa si può fare con un sito semplice. Poche pagine, codice pulito, una visione unica e una sola mano che decide cosa toccare, e soprattutto cosa non toccare.

A volte il problema non è ciò che manca, ma ciò che viene aggiunto senza necessità. Dieci persone che mettono mano allo stesso sito, senza una direzione condivisa, possono fare più danni di un progetto portato avanti con calma, continuità e attenzione. Anche questo, nel suo piccolo, fabri.news lo dimostra.

Continuare è l’unica forma di coerenza (e poi mi diverto 🙂)

Questo non è un articolo celebrativo.
Non è un bilancio, né il classico post “è stato un anno di successi” (da super pippone). È solo un punto fermo, messo lì senza rumore. Se c’è una cosa che questo percorso mi ha chiarito è che continuare, anche piano, è già una forma di coerenza.

Non c’è una promessa sul futuro di fabri.news. Non c’è una roadmap, né un piano editoriale dichiarato. Ma mi sto divertendo. Scrivere qui non risponde a un calendario, ma a una necessità. Quando serve, si scrive. Quando non serve, si tace.

Le cose che durano, quasi sempre, non fanno clamore. Si riconoscono dal fatto che, dopo una pausa lunga, tornano. E vanno avanti, senza chiedere di essere notate.